SENZA VIOLENZA PER ARCOLAIO

27-04-2026

Il 26 marzo e il 13 aprile un gruppo di circa sessanta tra operatrici e operatori delle cooperative del Consorzio Arcolaio ha partecipato a una formazione introduttiva sulla violenza maschile contro le donne. L’iniziativa è una delle azioni del progetto Responsability TWO di cui il Consorzio è partner. Responsability TWO è un progetto promosso da Senza Violenza e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del bando “pari opportunità e contrasto delle discriminazioni e della violenza di genere 2025/2026”.

Senza Violenza è un’associazione che lavora dal 2013 per affermare l’inaccettabilità di ogni forma di violenza e prevaricazione nei confronti delle donne e sostenere un’assunzione di responsabilità maschile del problema, con l’obiettivo di promuovere un nuovo patto di cittadinanza fra uomini e donne, fondato sul riconoscimento della differenza sessuale e sul principio dell’inviolabilità del corpo femminile. L’approccio teorico di Senza Violenza fa esplicito riferimento ai saperi elaborati dal movimento politico delle donne e dai femminismi e in particolare a coloro che, in Italia e all’estero, hanno lavorato direttamente a contatto con le donne vittime di violenza: ai Centri Antiviolenza e al lavoro scientifico di studiose/i e ricercatrici/tori che riconoscono la necessità di ricondurre le radici del problema al sistema culturale patriarcale e ai suoi codici. Nel 2017 l’apertura del Centro omonimo – grazie a un protocollo con Comune di Bologna, Casa delle donne per non subire violenza e ASP Città di Bologna – ha permesso di rendere disponibili percorsi trattamentali per uomini autori di violenza, ora anche rispondenti alla normativa sulla sospensione condizionale della pena di condanne per violenza di genere inferiori a due anni.

Il progetto Responsability TWO prosegue sulla traccia del precedente Responsability del quale ha voluto consolidare il percorso: sensibilizzazione, formazione, supervisione per giovani in formazione nelle professioni di cura (educatrici/tori e assistenti sociali in particolare) e operatrici/tori dei servizi socioeducativi, pubblici e del privato sociale. Il titolo, volutamente errato rispetto all’inglese responsibility, fa riferimento alla “abilità di rispondere” intesa come capacità da costruire insieme – cioè nel contesto di gruppi di lavoro dedicati alla condivisione di riflessioni e interventi – per un lavoro di contrasto della violenza realmente efficace. Il sottotitolo, acronimo di Taking Women’s Overview, evoca il principio del lavoro di responsabilizzazione degli uomini autori di violenza, a partire dalla prospettiva di quelle donne che negli anni Settanta del Novecento hanno cominciato a chiedere una risposta alla violenza dei propri compagni, mariti, padri, fratelli che non fosse solo punitiva e che non continuasse a far ricadere su se stesse l’onere di doversi sottrarre e proteggere. Una rappresentazione della violenza e della sua responsabilità da cui discende un approccio che sposta il problema dalla dimensione privata a quella politica sollecitando l’impegno delle istituzioni e della società civile nella trasformazione dei modelli culturali, degli stereotipi di genere, delle pratiche ancora troppo spesso rivittimizzanti.

I due incontri che hanno coinvolto il Consorzio sono stati l’occasione per presentare questo approccio e la metodologia utilizzata da Senza Violenza nei percorsi trattamentali rivolti a uomini autori di violenza. Nel primo incontro Giuditta Creazzo, socia fondatrice e attuale copresidente di Senza Violenza, ha presentato la fenomenologia della violenza maschile contro le donne e le ragioni del perché lavorare con uomini autori di violenza, raccontando poi il percorso che ha visto la loro nascita. Nel secondo incontro Gabriele Pinto, socio fondatore e operatore di Senza Violenza, ha portato l’esperienza del lavoro con gli uomini nella concretezza di alcune storie e attraverso la presentazione dei focus di intervento utilizzati al Centro Senza Violenza. Entrambe gli incontri sono stati molto partecipati. Numerose le prese di parola con riferimenti sia alla dimensione professionale che alle proprie storie. Viviamo immerse/i in una violenza ormai concordemente definita strutturale. La violenza ci attraversa tutte e tutti; per contrastarla è necessario raccontarci e confrontarci nei vissuti che ci accomunano e che i modelli dominanti continuano a trasmetterci.

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